Prendere parte al laboratorio umanistico di narrazione diretto da Anna Maria D’Antona insieme a Maria Argentiero è stato un momento di profondo benessere psicofisico. Il corso che si svolge ogni lunedì presso Db d’Essay, a Lecce, prevede un’ora dedicata alle danze etniche, questo consente ai partecipanti di vivere attimi di puro relax. La luce soffusa e la musica favoriscono un’atmosfera rilassante che da la possibilità a colui o colei che danza di esprimere tutto se stesso. L’obiettivo di questa attività infatti non è esclusivamente l’apprendimento dei passi o di una coreografia, ma quello di trarre energia e sprigionarla. Non a caso è fondamentale unirsi in un cerchio nel quale nessuno prevale ma l’uno con l’altro si trasmette forza. Tutto ciò è fondamentale per conoscere se stessi e aprirsi con più facilità all’altro.

Nella concentrazione più assoluta, ho notato alcuni gesti particolarmente simbolici come mettersi le mani al petto, azione chiamata “ancoraggio”, che rappresenta la quiete interiore trasmessa attraverso la danza. Sensazioni che il cuore custodisce.

Anna Maria è carismatica, il suo sorriso è contagioso, si diverte e sprona gli altri elementi del gruppo che seguono lei e Maria con enfasi a seconda delle varie musiche che si susseguono. Loro segnano il ritmo dei passi, dei salti, delle piroette. Osservarli è una gioia per gli occhi e non solo…

Spesso durante la lezione Anna Maria e Maria fanno riferimento a quelli che sono gli obiettivi del progetto “’Arca dei giovani” e ribadiscono che per compiere nel migliore dei modi la ricerca di sé e degli altri si può usufruire della musica in quanto essa è un mezzo per esprimere o percepire delle emozioni. Convinti di ciò ci avviamo ad assistere alla visione della prima scena del film “Almanya” che racconta la storia di una famiglia di origini turche che emigra in Germania. La musica dai toni allegri e divertiti offre una narrazione piacevole che grazie a quel genere musicale acquisisce certamente ironia sebbene la trama abbia anche aspetti tragici.

L’esperienza complessiva verte sull’acquisizione del concetto del diverso, una diversità che altro non è che ricchezza.